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Lo spietato

Questo film lo potete vedere solo su Netflix, vi avverto. Ma vi dico anche che se siete dei veri cinefili e ne avete la possibilità è uno strumento di cui non potete più non disporre.

Centrale ne Lo spietato è l’interpretazione di Riccardo Scamarcio: una ulteriore conferma della sua maturità di attore di certo poliedrico, ma particolarmente bravo nelle parti tenebrose, a dare il suo volto mediterraneo e da eterno ragazzo a personaggi combattuti, borderline, più folli che cattivi (avevate visto, di recente, Il testimone invisibile? Qui la mia recensione).

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La caduta dell’impero americano

Ultima tappa di una trilogia iniziata nel 1987 con “Il declino dell’impero americano”; che continua con “Le invasioni barbariche” (2003), Oscar per il miglior film in lingua straniera: l’autore e regista è il canadese Denis Arcand, impegnato in una riflessione ultratrentennale sulle evoluzioni della nostra società, su come l’individuo si adatti alle difficoltà, spesso legate oggi alla mancanza di denaro. A una percezione della povertà, con la conseguente frustrazione esistenziale, sempre più pressante, in concomitanza del crescere dei desideri e dell’innalzarsi dell’asticella della condizione del vero benessere.

Il contesto e le tematiche di questo film mi hanno costantemente ricordato “La casa di carta” la serie spagnola visibile su Netflix: un successo planetario, che ha reso eroi dei rapinatori di banca. Milioni di spettatori che facevano il tifo per loro, per la riuscita del loro piano, di diventare ricchissimi, svuotando le casse della Zecca di Spagna. Volevano conquistare, con l’astuzia ma anche se necessario la violenza, quella ricchezza ingiustamente negata loro dalla sorte e riservata a pochissimi; volevano uscire dalla mediocrità, dalle difficoltà del quotidiano, impossessandosi di soldi appena stampati, che certamente sarebbero stati destinati a una manciata di ricconi privilegiati.

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Poli opposti

Su Netflix c’è questo film, lo segnalo a chi ha voglia di una storia romantica e leggera, ben girata ed anche divertente, con lo sfondo di Roma (tutti, in questo periodo, ne parlano male ma è stra-bella, ed io non mi stanco mai di vederla, nei film e dal vivo).

Certo il titolo, secondo me, è sbagliato. O meglio: serve per attirare l’attenzione e giustificare la locandina, ma i due protagonisti non sono affatto agli antipodi, se non in apparenza. D’altronde, le storie d’amore migliori richiedono affinità elettive di sostanza (io per esempio non starei mai con una persona a cui non piace il cinema, tanto per dirne una).

Certo, Stefano e Claudia “remano”, nelle loro vite professionali,  in direzioni opposte: lui (un terapista) per risanare coppie in crisi, lei (un avvocato) per “armare” a dovere le sue clienti (tutte rigorosamente donne) nell’agone distruttivo dei giudizi di divorzio (ma non sarebbe meglio, quando l’amore finisce, lasciarsi senza guerre pubbliche e non uccidere anche i ricordi più sani del sentimento passato?). Continua a leggere Poli opposti

Suburra 1, la serie

In corrispondenza dell’uscita su Netflix della seconda stagione di Suburra (disponibile dal 22 febbraio), facciamo il punto sulla prima, che spero abbiate visto; altrimenti vi consiglio di recuperare il tempo perduto approfittando del fatto che dal 15 febbraio è visibile in chiaro su Rai 2, ogni venerdì alle 21.10.

Io sono davvero appassionata delle atmosfere di questo film “a puntate”, così fortemente legate alla Capitale: tanto da preferirle, insieme ai suoi personaggi, a quelle, ancor più ruvide, di Suburra, il lungometraggio diretto da Sollima, tratto dal romanzo di De Cataldo (qui potete leggere la mia recensione).

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Roma

Vi parlo del film che in questi mesi, da quando è uscito (ed è pochissimo) ha vinto il Leone d’Oro 2018, i premi per la migliore regia e il miglior film straniero ai Golden Globe 2019, il British Academy Film Award come miglior film 2019, il premio Goya come miglior film latinoamericano 2019, per dirne solo alcuni. Perché la lista è molto più lunga: e vorrei dire la mia prima dell’Oscar, che non credo mancherà. Una prima particolarità è che si tratta di una produzione Netflix: infatti, dopo una manciata di giorni dalla sua uscita nei cinema, poteva vedersi in streaming sul piccolo schermo.

Una scelta originale per un grande regista come Cuarón (avete visto Gravity, del 2013? Un’opera in tutto diversa da questa!) ma innegabilmente popolare: mettere un capolavoro, che di consueto si troverebbe solo nelle sale d’essai per super esperti e appassionati “colti”, alla portata di tutti, quasi contemporaneamente al cinema (e non dopo mesi) visibile sui PC, gli smartphone, i tablet, i monitor di tutte le grandezze.

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Broadchurch

Cinefili: niente scandalo se da oggi inauguro, ogni tanto, una rubrica sulle serie televisive che mi sono piaciute. Sarebbe ormai fuori dal tempo ignorarle. Basti pensare, soltanto guardando ai nostri confini, che vi si ritrovano i migliori attori italiani. Inoltre, la distensione temporale, che va ben oltre le solite due ore di un film, consente approfondimenti e suspense non comuni; nonché la possibilità di affezionarsi in modo quasi maniacale alla storia raccontata (conosco persone che per arrivare alla fine rinunciano al sonno di una notte intera!). Quindi, mettete da parte gli snobbismi da puristi del grande schermo, e seguitemi, se possibile dicendo la vostra.

Voglio iniziare da Broadchurch, Made in UK. Una storia ambientata nell’Inghilterra meno conosciuta, quella lontanissima dalla capitale, che pochi hanno avuto la fortuna di vedere. Il titolo è il nome di un villaggio di pescatori del Devon. Scogliere, spiagge enormi, pescherecci, case colorate su una sola strada. Un emporio, un hotel, un alimentari, un’edicola.

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La favorita

Dal regista greco Yorgos Lanthimos non potete aspettarvi un film in costume consueto, nemmeno se sceglie, come in questo caso, un’ambientazione british dei primi del settecento. La sua cifra è infatti tagliente, incisiva, provocatoria, volutamente sconcertante per lo spettatore.

Ricordate Il sacrificio del cervo sacro, il suo ultimo film, e la potenza della tragedia arcaica singolarmente ambientata in Ohio? Qui potete rileggere la mia recensione.

La trama è ispirata a fatti storici, basta fare una rapida ricerca sul web per ritrovare nella realtà tutti i personaggi della finzione. Si tratta delle vicenda della prima regina della Gran Bretagna unita (Inghilterra, Scozia e Irlanda). L’inizio del diciottesimo secolo. Campagna britannica, castelli, faggete, brina. Il fulcro del racconto è Anna Stuart, una sovrana debole, nevrotica, malata. Interpretata (da Oscar, secondo me) da Olivia Colman: un’attrice inglese conosciuta ed amata da chi ha visto ed apprezzato la serie Broadchurch su Netflix (a breve ne leggerete una mia recensione). È una persona incapace di portare a termine ciò che, a quell’epoca, si pretendeva da una donna, specie se regina, con il dovere di assicurare una successione al trono: la gravidanza.

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