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Storia di un matrimonio

Ancora una volta Netflix punta al cinema di qualità, ad una pellicola tutta basata su attori eccezionali, temi complessi, introspezione. Pensate a Roma (che ho recensito qui) e a The Irishman (di cui ho parlato qui). Film importanti, competitivi nei più blasonati premi internazionali.

Non solo dunque serie di altissima qualità e successo di pubblico, ma veri capolavori, come questo: che fa venire in mente Kramer contro Kramer. Perché più che il racconto di una storia d’amore, si tratta della lucida narrazione della fine di quel sentimento, della via crucis della crisi, delle tappe dolorose, isteriche, alienanti, che portano al divorzio e poi a quello che c’è dopo. Continua a leggere Storia di un matrimonio

Homeland

Sono uscita a malincuore dal “tunnel” di questa serie televisiva al fulmicotone (che sconsiglio a chi non ha le coronarie a posto) e mi accingo a cercare, fuori da Netflix, la sesta e la settima stagione, visibili su Sky (Fox, canale 112).

Dodici puntate per stagione, ciascuna di circa 50 minuti: dal 2011, gli appassionati di spionaggio, antiterrorismo, intrighi internazionali, possono immedesimarsi nei diversi personaggi della storia, scegliere il proprio eroe, stupirsi di quanto la realtà (la nostra) possa superare la fantasia di Gideon Raff, l’ideatore (ispiratosi alla serie israeliana Hatufim, nota anche con il titolo Prisoners of War).

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The Irishman

Questo film, disponibile su Netflix, è per chi ama Quei bravi ragazzi (Scorsese, 1990) e non si rassegna al tempo che è trascorso e a vedere invecchiati i protagonisti che, fatta eccezione per Al Pacino, corrispondono con gli attori di The Irish man.

Ritroviamo, in un gioco incredibile di trucco, che li ringiovanisce e incanutisce (sottolineando l’onnipotenza del cinema e la sua capacità di annullare, agli occhi dello spettatore, la dura realtà degli anni che passano), Bob De Niro nelle vesti dell’irlandese Frank e Joe Pesci, che interpreta Russel, un boss “elegante” di origine catanese.

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Qualcosa di nuovo

Su Netflix potete (ri)vedere questo film se sentite il bisogno di una commedia vera. Basata, classicamente, da Plauto in poi, sull’equivoco, sullo scambio di ruoli e sulla leggerezza delle battute, senza però tralasciare un contenuto degno di riflessione.

taglioAlta_00116Le due protagoniste poi sono bravissime ad interpretare personaggi femminili antitetici e tuttavia amiche per la pelle: Cortellesi (Lucia) è una cantante jazz di successo, sempre in giro per il mondo, ostinatamente single dopo un matrimonio finito male, con sofferenza. Ramazzotti (Maria) è separata, ha due bambini e si barcamena in una vita incasinata dove gli uomini entrano ed escono come in un saloon, a volte senza che nemmeno ne conosca il nome.

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Marseille

La prima serie televisiva Made in France su Netflix (uscita 3 anni fa, per ora alla stagione numero 2) è tutta dedicata alla seconda capitale Francese, la città provenzale che per molte ragioni è una vera anti-Parigi. Ho deciso di vederla fondamentalmente per questa ragione: amo Marsiglia, ne sono stata sorpresa ed incantata, me ne è rimasto un ricordo colorato di blu e intriso di odore di salsedine; ho desiderio di tornarci, ci sono stata troppo poco.

Gli episodi di questo film a puntate non hanno fatto che aumentare la saudade per quei luoghi, sebbene più volte la sceneggiatura sia leggera come la brezza marina de La Corniche (la strada che costeggia per chilometri il Mediterraneo, orgoglio dei marsigliesi, insieme al loro stadio e alla grande cattedrale, La Major, in cima alla collina, che si vede da ogni parte della città).

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Tommaso

E’ da poco disponibile su Netflix, se vi è sfuggito vi consiglio di recuperarlo in streaming. La ragione del titolo? Si tratta di un sequel, rispetto al primo film da regista di Kim Rossi Stuart, “Anche libero va bene”. Dove il bambino protagonista si chiamava appunto Tommaso. Questa volta il regista (e cosceneggiatore) Kim parla di un quarantenne, ci descrive come è diventato quel bambino. Sempre Tommaso.

tommaso Kim Rossi StuartNon è semplice in pochi aggettivi concentrare il personaggio (pure interpretato dal regista) intorno al quale ruotano tutti gli altri (o meglio le altre), come in una girandola ripetitiva ed insensata. Nevrotico, insoddisfatto, indeciso, irresponsabile, isterico, pavido, immaturo.

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La casa de papel

Il 19 luglio esce l’attesa terza stagione de La casa de papel, la serie spagnola, record assoluto di spettatori al mondo, tra quelle non americane. Uscita in anteprima su Antena 3, oggi esclusiva Netflix. Se non avete visto le prime stagioni, cercate di mettervi in pari: non è facile andare avanti a raccontare una storia che sembrava avere trovato il suo finale perfetto. Questa è la sfida del sequel, e non è da poco, considerando il livello qualitativo del film finora visto e l’empatia creata dai suoi protagonisti con il pubblico.

Il racconto parte da un’idea folle: il Professore, un personaggio misterioso, di cui da subito si riconosce l’immensa intelligenza e cultura, la capacità camaleontica di trasformarsi a seconda della situazione nel personaggio più giusto ad affrontarla, pianifica il colpo del secolo. Svaligiare la Zecca di Stato spagnola, ma non semplicemente portando via il denaro che vi si sarebbe trovato depositato, bensì stampandone di nuovo in quantità incommensurabili: milioni di euro, appena usciti dalle macchine rotative, nelle tasche degli otto rapinatori, addestrati appositamente per attuare una rapina perfetta. Sono previste varianti per ogni possibile evento, vie di uscita di emergenza per qualsiasi imprevisto.

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