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Qualcosa di nuovo

Su Netflix potete (ri)vedere questo film se sentite il bisogno di una commedia vera. Basata, classicamente, da Plauto in poi, sull’equivoco, sullo scambio di ruoli e sulla leggerezza delle battute, senza però tralasciare un contenuto degno di riflessione.

taglioAlta_00116Le due protagoniste poi sono bravissime ad interpretare personaggi femminili antitetici e tuttavia amiche per la pelle: Cortellesi (Lucia) è una cantante jazz di successo, sempre in giro per il mondo, ostinatamente single dopo un matrimonio finito male, con sofferenza. Ramazzotti (Maria) è separata, ha due bambini e si barcamena in una vita incasinata dove gli uomini entrano ed escono come in un saloon, a volte senza che nemmeno ne conosca il nome.

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Marseille

La prima serie televisiva Made in France su Netflix (uscita 3 anni fa, per ora alla stagione numero 2) è tutta dedicata alla seconda capitale Francese, la città provenzale che per molte ragioni è una vera anti-Parigi. Ho deciso di vederla fondamentalmente per questa ragione: amo Marsiglia, ne sono stata sorpresa ed incantata, me ne è rimasto un ricordo colorato di blu e intriso di odore di salsedine; ho desiderio di tornarci, ci sono stata troppo poco.

Gli episodi di questo film a puntate non hanno fatto che aumentare la saudade per quei luoghi, sebbene più volte la sceneggiatura sia leggera come la brezza marina de La Corniche (la strada che costeggia per chilometri il Mediterraneo, orgoglio dei marsigliesi, insieme al loro stadio e alla grande cattedrale, La Major, in cima alla collina, che si vede da ogni parte della città).

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Tommaso

E’ da poco disponibile su Netflix, se vi è sfuggito vi consiglio di recuperarlo in streaming. La ragione del titolo? Si tratta di un sequel, rispetto al primo film da regista di Kim Rossi Stuart, “Anche libero va bene”. Dove il bambino protagonista si chiamava appunto Tommaso. Questa volta il regista (e cosceneggiatore) Kim parla di un quarantenne, ci descrive come è diventato quel bambino. Sempre Tommaso.

tommaso Kim Rossi StuartNon è semplice in pochi aggettivi concentrare il personaggio (pure interpretato dal regista) intorno al quale ruotano tutti gli altri (o meglio le altre), come in una girandola ripetitiva ed insensata. Nevrotico, insoddisfatto, indeciso, irresponsabile, isterico, pavido, immaturo.

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La casa de papel

Il 19 luglio esce l’attesa terza stagione de La casa de papel, la serie spagnola, record assoluto di spettatori al mondo, tra quelle non americane. Uscita in anteprima su Antena 3, oggi esclusiva Netflix. Se non avete visto le prime stagioni, cercate di mettervi in pari: non è facile andare avanti a raccontare una storia che sembrava avere trovato il suo finale perfetto. Questa è la sfida del sequel, e non è da poco, considerando il livello qualitativo del film finora visto e l’empatia creata dai suoi protagonisti con il pubblico.

Il racconto parte da un’idea folle: il Professore, un personaggio misterioso, di cui da subito si riconosce l’immensa intelligenza e cultura, la capacità camaleontica di trasformarsi a seconda della situazione nel personaggio più giusto ad affrontarla, pianifica il colpo del secolo. Svaligiare la Zecca di Stato spagnola, ma non semplicemente portando via il denaro che vi si sarebbe trovato depositato, bensì stampandone di nuovo in quantità incommensurabili: milioni di euro, appena usciti dalle macchine rotative, nelle tasche degli otto rapinatori, addestrati appositamente per attuare una rapina perfetta. Sono previste varianti per ogni possibile evento, vie di uscita di emergenza per qualsiasi imprevisto.

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Fauda

In arabo Fauda significa caos. Già partendo da qui, comprenderete il clima di questa serie televisiva made in Israele, ambientata in Cisgiordania, giunta alla sua seconda stagione su Netflix (gli estimatori come sempre accade congetturano sull’uscita della terza, che pare già in lavorazione e probabilmente in Italia dal 2020).

A me ha conquistato, ma leggendo sul web mi sono resa conto di non essere molto originale: ha avuto un notevole successo, soprattutto in patria, ma anche all’estero, dove viene doppiata solo in parte. Un plusvalore, senza dubbio, per entrare nell’autenticità del clima e del contesto: i dialoghi in arabo sono in lingua originale e sottotitolati, mentre nella versione italiana quelli in lingua israeliana sono doppiati. L’argomento è il conflitto israelo-palestinese in quei territori, una guerra quotidiana che si combatte applicando da entrambe le parti il principio, più volte ripetuto come un mantra dai protagonisti, di “occhio per occhio, dente per dente”.

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Lo spietato

Questo film lo potete vedere solo su Netflix, vi avverto. Ma vi dico anche che se siete dei veri cinefili e ne avete la possibilità è uno strumento di cui non potete più non disporre.

Centrale ne Lo spietato è l’interpretazione di Riccardo Scamarcio: una ulteriore conferma della sua maturità di attore di certo poliedrico, ma particolarmente bravo nelle parti tenebrose, a dare il suo volto mediterraneo e da eterno ragazzo a personaggi combattuti, borderline, più folli che cattivi (avevate visto, di recente, Il testimone invisibile? Qui la mia recensione).

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La caduta dell’impero americano

Ultima tappa di una trilogia iniziata nel 1987 con “Il declino dell’impero americano”; che continua con “Le invasioni barbariche” (2003), Oscar per il miglior film in lingua straniera: l’autore e regista è il canadese Denis Arcand, impegnato in una riflessione ultratrentennale sulle evoluzioni della nostra società, su come l’individuo si adatti alle difficoltà, spesso legate oggi alla mancanza di denaro. A una percezione della povertà, con la conseguente frustrazione esistenziale, sempre più pressante, in concomitanza del crescere dei desideri e dell’innalzarsi dell’asticella della condizione del vero benessere.

Il contesto e le tematiche di questo film mi hanno costantemente ricordato “La casa di carta” la serie spagnola visibile su Netflix: un successo planetario, che ha reso eroi dei rapinatori di banca. Milioni di spettatori che facevano il tifo per loro, per la riuscita del loro piano, di diventare ricchissimi, svuotando le casse della Zecca di Spagna. Volevano conquistare, con l’astuzia ma anche se necessario la violenza, quella ricchezza ingiustamente negata loro dalla sorte e riservata a pochissimi; volevano uscire dalla mediocrità, dalle difficoltà del quotidiano, impossessandosi di soldi appena stampati, che certamente sarebbero stati destinati a una manciata di ricconi privilegiati.

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