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Gli anni più belli

Perché andare a vedere il nuovo film di Muccino che, dai trailer, sembra una riedizione con più amarcord di A casa tutti bene (di cui avevo parlato qui due anni fa) ? La ragione è semplice: è un bellissimo (drammatico, vero e commovente) racconto dedicato ai ragazzi di cinquant’anni di oggi.

muccino2020Parte dai primi anni 80, dalla loro adolescenza, in una Roma sdrucita e autentica (in gran parte perduta), ed arriva fino a noi attraverso le loro vite, cadute, tradimenti, fuggevoli vittorie. Il regista insegue i protagonisti con la macchina da presa spesso roteante, avvolgente, mai statica. Per un po’ quell’occhio guarda le situazioni dal punto di vista di uno, per poi spostarsi sull’altro: nessuno ha ragione o torto. Continua a leggere Gli anni più belli

Ralph spacca Internet

Vi prego, non pensate che sia un film per bambini. Al di là dell’uso dell’animazione, il sequel di Ralph spaccatutto, oltre ad essere, originalmente, molto più bello del primo, è una storia comprensibile a fondo solo agli adulti; capace di suscitare una riflessione intelligente su temi “da grandi” come l’amicizia, la capacità di adattarsi ai cambiamenti, il rapporto della nostra vita con la tecnologia.

La storia è ambientata immediatamente prima dell’avvento di internet, in una sala giochi tradizionale, dove i protagonisti, Ralph e la sua piccola amica Vanellope “lavorano” durante il giorno, ciascuno nella propria realtà ludica, a beneficio dei ragazzini che quotidianamente frequentano il luogo (ormai impossibile trovarne uno: tutti soppiantati dal web e da console domestiche che non richiedono nemmeno l’uscita di casa!).

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La casa di famiglia

Voi cosa fareste della villa di famiglia se foste eredi di un padre ancora in vita (ma da cinque anni in stato vegetativo a seguito di un ictus) assillati dai debiti o dai guai sentimentali, in una parola, disperati? La vendereste o sentireste il peso della colpa di disperdere il patrimonio dell’avo prima del trapasso?

Ecco. I quattro protagonisti (a proposito dei quali la suora infermiera che assiste il genitore infermo dice, scusate il francesismo: “certo io di figli ne ho visti, ma 4 merde così tutti insieme mai”) si trovano in questa situazione e non ci pensano due volte a lavarsene le mani. Cioè a (s)vendere la casa avita “approfittando” dell’assenza del proprietario non più in grado di intendere e di volere perché attaccato ad un respiratore.

Lino Guanciale interpreta il più scapestrato dei fratelli, quello che li spinge a compiere il sacrilegio di disporre dell’eredità prima di essere orfani. I soldi gli servono subito: per salvare il suo circolo del tennis (!!). E trascina anche gli altri tre che a dirla tutta non si fanno pregare all’idea di riscuotere subito un “gruzzolo” non indifferente. Continua a leggere La casa di famiglia