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Notti magiche

L’ultimo di Virzì (presentato il giorno della sua uscita dallo stesso autore al FLA di Pescara) non è un film semplice, vi avverto. Ed è adatto (solo) a chi del 1990 e dintorni abbia almeno un ricordo cosciente: la storia è infatti ambientata nell’estate dei mondiali di calcio italiani (Notti magiche è la canzone urlata dalla Nannini da tutte le TV dello stivale).

Ha dunque il limite di essere poco comprensibile per i millennials, generazioni successive, non ancora nati in quell’anno, o troppo piccoli per disperarsi quando Aldo Serena sbagliò il rigore contro l’Argentina di Maradona. O per ricordare con nostalgia la voce di Bruno Pizzul e la sua frase, divenuta tristemente famosa, “sono immagini che non avremmo mai voluto commentare”. Insomma, il regista livornese non si rivolge a tutti: ma solo a coloro che possano condividere con la propria personale memoria il tema centrale del film, che è quello del tempo e del ricordo e del passato che non torna (non saprei dire se per fortuna). Continua a leggere Notti magiche

Ella & John

Il titolo originale (sottotitolo sulla locandina italiana) avrebbe comunicato molto meglio il significato del film: “the leisure seeker”, il cercatore di piacere. Il nome del camper che porta Ella e John lontani dalla loro casa e dai loro figli, diretti a sud, verso i luoghi di origine di lei. Partono dal Massachusetts, accompagnati dallo sguardo attento di Paolo Virzì, con l’intenzione di raggiungere la casa di Hemingway, a Key West, attraverso la Road 1.

Per capire di che si tratta servono però alcuni elementi: i due protagonisti sono già nonni, lei ha passato i settanta e lui gli ottanta. John è stato un illustre e brillante professore universitario di letteratura, appassionato di libri e di parole, in particolare quelle ispirate e poetiche dell’autore de Il vecchio e il mare. Il loro amore è nato a prima vista ed è evidente che la sua intensità non si è affievolita né con gli anni né con le malattie.

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La pazza gioia

Il tema della follia attrae gli artisti, la letteratura ed il cinema. La nostra mente è misteriosa, ancora più oscura quando (almeno agli occhi dei più) funziona ad intermittenza o smette di farlo. Vi ricordate Follia? Il bellissimo romanzo di Patrick McGrath? Ho pensato anche a questo vedendo il film di Virzí: dai titoli di coda vi rendete conto che nulla è improvvisato, il regista ha consultato psichiatri e psicologi, non ha descritto a caso.

Come in quel libro, dove la pazzia era dettagliata, scandagliata quasi da consentire di capirla. Poi ho pensato a Qualcuno volò sul nido del cuculo. Per le scene all’interno del manicomio. La coabitazione tra simili, ciascuno con la sua mente perduta, nel tentativo di ritrovarla. Oppure di nascondersi al mondo. Ma Villa Biondi non è un manicomio, non è un luogo di reclusione. Invece è un luogo di accoglienza, di cura. Non solo con le medicine, ma con la gentilezza (la stessa di cui vi ho parlato ieri, quella che salva Pericle il nero).

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