Archivi tag: Peppe Barra

Napoli velata

Non è mai semplice scrivere di un film di Ozpetek perché, a rileggersi, la visione che si offre ai lettori risulta immancabilmente riduttiva, parziale, incapace di rendere fino in fondo la poeticità delle situazioni. Ci provo lo stesso, anche se di Napoli velata, uscito solo giovedì scorso, è già stato detto moltissimo, essendo circondato da una grande attesa e anticipato da un trailer molto accattivante.

Partiamo dal titolo e dunque dal luogo. La capitale campana non ha certo bisogno di presentazioni o di sviolinate: si può immaginare quanto possa essere adatta ad un racconto di mistero e passione come quello che vi ha voluto ambientale il regista turco. Vedrete però una città poco conosciuta nelle immagini del film; è tagliata fuori la sua solarità, ‘o cielo e ‘o mare banditi, piuttosto un luogo intestinale e magico, scuro, barocco, insidioso. Velato, a nascondere la verità, come il Cristo di Giuseppe Sanmartino: una delle splendide opere d’arte che a un certo punto vedrete, circondata da personaggi sofferenti al pari dell’opera scultorea, tutt’oggi conservata nella Cappella di Sansevero.

Continua a leggere Napoli velata

Smetto quando voglio ad honorem

Questa è la terza ed ultima puntata di una saga cinematografica che vede come protagonisti una “banda” di geni che come spesso accade, anziché essere riconosciuti come tali ed acclamati dalla “società”, sono del tutto incompresi e di quella società vivono ai margini.

Il film può essere visto e la trama seguita facilmente anche senza avere alle spalle gli altri due; ma certo, se vi capita, completate la vostra conoscenza dell’opera di Sidney Sibilia con una retrospettiva (il secondo secondo me è il più divertente, ma la trilogia, nel suo complesso, ha davvero un senso profondo di critica al nostro sistema di istruzione superiore ed alle difficoltà che hanno quelli davvero bravi a trovare una collocazione degna del loro cervello).

L’originalità del regista è unica: affronta in modo del tutto inusuale per il nostro cinema temi trattati solitamente da pagine di approfondimento dei quotidiani, che preferiamo non affrontare perché sanciscono il fallimento di una generazione e di quelle precedenti (soprattutto: le vere responsabili). Questa volta i protagonisti (quarantenni talentuosi e scollati dalla realtà) partono svantaggiati, perché a causa del “tradimento” subito ad opera della Polizia di Stato con cui pensavano (illudendosi) di collaborate lealmente, nella precedente parte di storia, si trovano rinchiusi in carcere, per di più in luoghi diversi, senza possibilità di comunicare e quindi di riorganizzarsi o di darsi coraggio.

Continua a leggere Smetto quando voglio ad honorem