Archivi tag: Pietro Sermonti

Uno di famiglia

Il regista di Terapia di coppia per amanti (recensito qui, ve lo ricordate?), Alessio Maria Federici, questa volta affronta in modo veramente divertente un tema serio e delicato, in un paese, come il nostro, che tradizionalmente esporta modelli di malavita organizzata capaci di oltrepassare anche i confini oceanici.

Pietro Sermonti è un logopedista, un ragazzo tranquillo e impegnato, con molta soddisfazione professionale ma non economica: dedica tutto se stesso al lavoro ed ai clienti, impegnati nel superare difetti di pronuncia ed eccessivi accenti dialettali, nel tentativo di rendere la propria voce uno strumento attrattivo anziché respingente. Si imbatte casualmente nel figlio di un “capo bastone” della ‘Ndrangheta (interpretato da Nino Frassica) che cerca di sfuggire al suo destino, segnato, di delinquente a vita per dedicarsi alle fiction e al cinema.

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Smetto quando voglio ad honorem

Questa è la terza ed ultima puntata di una saga cinematografica che vede come protagonisti una “banda” di geni che come spesso accade, anziché essere riconosciuti come tali ed acclamati dalla “società”, sono del tutto incompresi e di quella società vivono ai margini.

Il film può essere visto e la trama seguita facilmente anche senza avere alle spalle gli altri due; ma certo, se vi capita, completate la vostra conoscenza dell’opera di Sidney Sibilia con una retrospettiva (il secondo secondo me è il più divertente, ma la trilogia, nel suo complesso, ha davvero un senso profondo di critica al nostro sistema di istruzione superiore ed alle difficoltà che hanno quelli davvero bravi a trovare una collocazione degna del loro cervello).

L’originalità del regista è unica: affronta in modo del tutto inusuale per il nostro cinema temi trattati solitamente da pagine di approfondimento dei quotidiani, che preferiamo non affrontare perché sanciscono il fallimento di una generazione e di quelle precedenti (soprattutto: le vere responsabili). Questa volta i protagonisti (quarantenni talentuosi e scollati dalla realtà) partono svantaggiati, perché a causa del “tradimento” subito ad opera della Polizia di Stato con cui pensavano (illudendosi) di collaborate lealmente, nella precedente parte di storia, si trovano rinchiusi in carcere, per di più in luoghi diversi, senza possibilità di comunicare e quindi di riorganizzarsi o di darsi coraggio.

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Smetto quando voglio 2

Il film è stasera su Rai3, recuperatelo. Vi dico la verità: non ero particolarmente convinta di vederlo nelle sale, nonostante i notevoli risultati al botteghino ed il conclamato successo di pubblico di queste settimane. Primo perché è un sequel (la seconda parte di una trilogia già prevista) e non ho visto il primo; secondo perché non mi dava l’impressione di avere grande sostanza. Invece, superando queste perplessità, sono andata a vederlo e vi assicuro: è originale e ben girato, attori bravissimi.

Non sembra un film italiano, un po’ come Jeeg Robot. Anche per il ritmo, la fotografia e la colonna sonora, potente ed incalzante, veloce come i cervelli dei protagonisti. Loro sono dei ricercatori, dei giovani scienziati, dei geni disoccupati. Anziché essere in fuga all’estero, per sbarcare il lunario, mettono su una banda ma finiscono nelle grinfie della giustizia, chi in carcere chi ai servizi sociali. Ora però, in questa seconda fase della loro storia, possono riconquistare la libertà e la dignità collaborando con la polizia, alla ricerca dei produttori delle nuove droghe, quelle ancora lecite. Perché non conosciute. Dunque pericolosissime.

 

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Terapia di coppia per amanti

Esco dalla sala con la sensazione di un tentativo poco riuscito, di una commedia brillante rimasta in superficie, nonostante il solido testo di partenza, l’omonimo libro di Diego De Silva (peraltro co-sceneggiatore del film) regali alla pellicola di Federici le battute fulminanti che i lettori ben conoscono e apprezzano.

“Il dibattito dopo la trombata è una cattiveria” dice Modesto Fracasso (interpretato da Pietro Sermonti, del quale non riesco a togliermi l’immagine da fiction per famiglie da Rai1) a Viviana, la sua amante (Ambra Angiolini, misurata nel ruolo, senza cadere in stereotipi ansiogeni stile Margherita Buy). La battuta di Modesto (ne dirà molte altre) sul lettone della stanza d’albergo cela la sua contrarietà a sottoporsi ad una terapia di coppia, voluta invece fermamente da lei “per capire se siamo o meno una coppia” e se potranno avere un futuro non clandestino. D’altra parte, oggi la psicoterapia is the new black, si sa, è la cura miracolosa e modaiola dell’anima. E dunque Viviana non sfugge al rimedio trendy. Insiste e l’ha vinta.

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