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Le invisibili

Nella Francia dei gilet gialli e nell’Italia che ha sconfitto la povertà, un film come questo è una vera lezione di realismo e, se si è capaci di vederlo, anche di idealismo. È tratto da un documentario realizzato cinque anni fa per France 5, “Femmes invisibile, sopravvivere sulla strada” e dal libro, di Claire Lajeunie, su cui si basa.

Oltralpe ha avuto un notevole successo di pubblico, superando il milione di biglietti staccati al botteghino. Da noi stenta a decollare, l’argomento fa storcere il naso ai troppi che ritengono il problema di cui tratta, con ironia e leggerezza, il regista Louis-Julien Petit (quello dell’emarginazione e della perdita di identità legate a condizioni economiche miserrime) o inesistente e gonfiato (i “poveri” sono tutti evasori) o risolvibile con uno schiocco di dita (basta una legge!) o semplicemente fastidioso (cambiare marciapiede se si incrocia un clochard).

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Cafarnao

Ho sempre pensato che non ci sia un merito in sé a mettere al mondo dei figli. In fondo il riprodursi è un’attività che abbiamo in comune con tutti gli animali. Le mamme di ogni specie, naturalmente, per più o meno tempo, si prendono cura dei loro piccoli. Ebbene: troppo spesso questo comportamento innato anche in esseri semplici non si ritrova nell’uomo. Troppo spesso i bambini si trovano a vivere situazioni scabrose ed inaccettabili ed a crescere in contesti dove nessuno dovrebbe essere costretto a stare.

La regista libanese racconta la storia del piccolo Zain, con lo sfondo devastato di una Beirut che non ha nulla di accogliente o di bello. La sua telecamera, a volte affiancata dai droni, si aggira tra quartieri scrostati e sporchi, invasi da baracche e spazzatura. Una popolazione disperata e poverissima tenta la sopravvivenza quotidiana, senza nessuna prospettiva di miglioramento della propria vita, tra violenze e tradizioni assurde che annientano sin da piccoli ogni speranza di dignità e rispetto per l’individuo.

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The Hate U Give

Forse sono noiosa con questa storia del titolo in lingua originale (mal)tradotto in italiano, tanto da dare un’idea, secondo me, un po’ distorta di ciò che ci aspetta al cinema. Ma sto constatando che è una costante, ed in alcuni casi, come quello del film di cui vi parlo, è per me una scelta poco comprensibile. Ebbene: “l’odio che dai” è diventato “il coraggio della verità”. Il tema del racconto però (come vi dirò di origine letteraria) è proprio quello di cosa succeda ad un bambino che sin dai primi anni di vita ha ricevuto e visto il male, la cattiveria, la violenza.

L’argomento eroico (“il coraggio della verità”) di avere la forza di dire le cose come stanno, anche contro tutti, è certamente presente nella narrazione, ma non ne è il nocciolo.

Per capire: il titolo originale è il verso, più volte richiamato dai protagonisti, di un pezzo del grande rapper e attivista Tupac, Thug Life, “the hate u give little infants fuck everyone“. L’odio che riversiamo sui più giovani fotte tutto il sistema (guardate qui).

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