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Border

Vi avverto: non è un film per tutti, quello di Ali Abbasi, regista 37enne, scandinavo, di origini iraniane. Nel senso che è pensato, lavorato, recitato per ingenerare impressioni e reazioni forti negli spettatori: non proprio positive, perché i protagonisti hanno un aspetto tutt’altro che gradevole, sono dei troll, un po’ integrati un po’ no, nel mondo degli uomini.

Agli ultimi Oscar Border è stato candidato per il miglior trucco: gli effetti mostruosi non sono digitali, ma frutto dell’opera certosina dei truccatori, che hanno reso irriconoscibili i due attori che interpretano Tina e Vore. I loro volti sono deformati e brutti (almeno secondo i nostri canoni) hanno un DNA diverso dagli altri, questo è innegabile.

Anche se la loro origine è misteriosa, come le leggende nordiche con al centro le popolazioni dei boschi, la percezione di avere doti animalesche e sensi più acuti è netta in Tina. Il suo olfatto straordinario la rende un elemento indispensabile della squadra dei controllori delle dogane di cui fa parte (simbolicamente lavora sul confine, il luogo/tema del film). È capace di cogliere, dall’odore, lo stato d’animo delle persone e non ha bisogno di perquisirle per capire che hanno qualcosa da nascondere (sia droga o segreti peggiori).

La sua vita ha un’apparenza di normalità: il lavoro, la casa di legno immersa tra gli alberi, un uomo con con convive. Ma basta poco per cogliere il suo profondo malessere, il senso di straniamento che la vicinanza degli uomini, in particolare quello con cui abita, le dà, la difficoltà a entrare davvero in contatto con il padre, relegato in un ospizio per anziani. L’incontro con Vore ha la forza tipica di quelli tra anime gemelle, a loro modo si amano a prima vista, comprendendo in modo ancestrale che sono pezzi della stessa tribù dispersa nei secoli passati (le leggende sui troll sono moltissime e permeano la cultura nordica, così intrisa di autentico naturalismo).

Preparatevi a scoprire aspetti intimi di questi personaggi che vanno dal grottesco al bestiale. La scena di sesso tra i due è considerata dalla critica cinematografica un vero acme di erotismo senza veli. Il tema del racconto, che spazia dal genere poliziesco (con la condanna feroce per la pedofilia) al fantasy d’autore, è fondamentalmente la diversità; l’accettazione ed il rifiuto della diversità; la difficoltà di convivere con la propria diversità; la diffidenza di tutti verso chi è “brutto” cioè non corrispondente ad un canone ordinario di bellezza (anche la bruttezza è una diversità); il dramma di non avere un corpo in armonia con i propri gusti sessuali.

Tina è un personaggio molto positivo, sebbene estremamente drammatico: alla fine sceglie il bene, accetta se stessa e la sua appartenenza ad un mondo non umano, ma insieme si sente ormai parte di una civiltà basata sui diritti e non sulla sopraffazione; sulle regole e non sulla legge del più forte.

Mi sento di dare 3 ciak 🎬 🎬🎬 a questo film, che non è intellegibile per tutti ma è certamente un atto di puro coraggio.