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Lo spietato

Questo film lo potete vedere solo su Netflix, vi avverto. Ma vi dico anche che se siete dei veri cinefili e ne avete la possibilità è uno strumento di cui non potete più non disporre.

Centrale ne Lo spietato è l’interpretazione di Riccardo Scamarcio: una ulteriore conferma della sua maturità di attore di certo poliedrico, ma particolarmente bravo nelle parti tenebrose, a dare il suo volto mediterraneo e da eterno ragazzo a personaggi combattuti, borderline, più folli che cattivi (avevate visto, di recente, Il testimone invisibile? Qui la mia recensione).

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I villeggianti

Al contrario del solito, non ho le idee chiarissime dopo avere visto l’ultima creazione cinematografica di Valeria Bruni Tedeschi, dove c’è davvero molto di lei, come artista e come persona: ne è regista, cosceneggiatrice e attrice protagonista insieme ad un’altra brava Valeria, la Golino, che nel racconto interpreta sua sorella. Tanto che, uscita dalla sala, come sempre all’ultimo titolo di coda, ho “studiato” un po’, per capire la genesi del film, per scoprire se si trattasse di finzione o di realtà.

Ebbene, la risposta non è univoca: perché la storia è in gran parte ispirata a quella familiare della sua autrice, ma poi si libera in “aggiunte” fantasiose e divagazioni un po’ oniriche, che rendono il tutto non proprio semplice da codificare. Per questo credo sia utile leggere (prima o dopo, come ho fatto io) questa intervista alla regista, uscita sul Corriere, e particolarmente interessante per mettere insieme i pezzi di una narrazione a tratti non molto “comunicativa” con lo spettatore.

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Il testimone invisibile

Chi lo ha detto che i film thriller a tinte molto nere li sappiano fare solo gli americani? Ebbene, non è così, soprattutto se il regista è uno come Stefano Mordini, con alle spalle “precedenti” originali e complessi come Acciaio (tratto dal romanzo di Avallone) e Pericle il nero (sempre con Scamarcio protagonista: leggete qui la mia recensione). La preziosità del racconto è data dalla sua costruzione attenta, priva di sbavature.

A volte mi succede di entusiasmarmi al cinema per tre quarti del film e di rimanere delusa dall’epilogo: non è semplice mantenere alto il livello della tensione e del mistero in una storia gialla, non cadere in soluzioni banali o poco logiche. Al contrario, in Testimone invisibile, fino alla fine rimarrete nell’incertezza, su come siano andate le cose, su chi siano i buoni ed i cattivi, addirittura su chi siano gli stessi protagonisti. Nel senso che potrebbero celarsi dietro una maschera, impossibile da riconoscere anche ad un occhio molto attento. Insomma: cento minuti ben spesi per gli appassionati del genere, ma non solo. Dal momento che il racconto si allarga a temi più ampi: quello del tradimento, della sofferenza delle storie parallele, della forza che riesce a infondere la disperazione e la paura di vedere la propria fulgida esistenza sgretolarsi sulle bugie che fino a quel momento la puntellavano.

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Pericle il nero

Se non lo avete visto, recuperatelo. Il regista è Stefano Mordini, lo stesso de Il testimone invisibile, in questi giorni nelle sale. Pericle è Scamarcio, che già aveva dato prova di saper fare il “cattivo” in Romanzo criminale, di Michele Placido. Qui più che cattivo è nero, appunto. A partire dal suo passato: nemmeno un ricordo della sua infanzia a rendergli più lieve il presente. Solo una foto consumata della mamma morta, in circostanze che non conosce.

Nero il passato, nera la solitudine del presente. Nero il suo lavoro: “faccio il culo alla gente”, per conto di Luigino Pizza (cosiddetto per il “giro” di pizzerie che ha messo su in Belgio, emigrato da Napoli per ragioni solite di malavita). Nera la solitudine in cui è immerso, totale assenza di amore anche solo di affetto o di pietà. Nera la striscia sulla spina dorsale di Pericle, che vedete sulla locandina, forse per attrarre chi sceglie un film per l’avvenenza dell’attore (criterio legittimo, per carità).

Unico modo per sopravvivere è non pensare, bere la droga chimica da una bottiglia come fosse acqua, commettere atti osceni e brutti e brutali con l’indifferenza di uno con l’anima spenta. O meglio mai accesa. Un’anima nera, appunto senza luce, quello che serve per ottenere il nero. Eliminare ogni riflesso che consenta di vedere i colori. Ma come l’acqua, anche la luce è difficile da arginare. Qui, nella vita di Pericle, arriva con un gesto di gentilezza: quello di una fornaia di Calais, dove lui fugge per sottrarsi a una vendetta del suo nero mondo di sgherri. Continua a leggere Pericle il nero

Cosa fai a Capodanno

Mi comprenderete, povera cinefila ingenua che non sono altro: esce un film, seppure con un titolo per nulla attrattivo ed anzi (per me) sulla carta respingente, diretto dallo sceneggiatore di Perfetti sconosciuti ed interpretato da ottimi attori italiani; anticipato da un trailer divertente, che ti fa pensare si tratti, finalmente!, di un sagace e intelligente anti cine-panettone; nemmeno badi alle due stelle di MYmovies.it, spesso ingiustamente affibbiate alle produzioni nostrane; pensi sia impossibile che uno come Alessandro Haber sia protagonista di qualcosa meno che imperdibile; dalla trama accennata sul web sembrerebbe un noir ironico, con approfondimenti psicologici sui personaggi, chiusi per tutto il tempo in una baita di montagna, nelle ore immediatamente antecedenti alla mezzanotte di un 31 dicembre dei nostri giorni.

Ho creato la suspense, ma avrete già capito che quella povera cinefila, cioè io, ha preso davvero un brutto granchio, questa volta. Il film non mi è piaciuto per niente ed ancora adesso, a distanza di giorni, mi domando “che avrà voluto dire?”. Una risposta potrebbe anche essere: niente. E niente di male ci sarebbe. Se solo quel racconto, di alcune persone (coppie di scambisti) che si ritrovano a capodanno in una bella casa alpina (i luoghi sono quelli intorno a Dobbiaco) per festeggiare a loro modo il nuovo anno, si reggesse su una spina dorsale di ironia, facesse ridere il pubblico anche all’estremo con qualche volgarità di troppo; conducesse gli spettatori attraverso una trama semplice ma comunque godibile. Continua a leggere Cosa fai a Capodanno

Euforia

Nella sua seconda prova da regista la Golino dimostra un grande talento, oltre ogni più rosea aspettativa, secondo me. Ho trovato Euforia semplicemente perfetto, sotto ogni profilo. E sono contenta dell’evoluzione di questa attrice, che non si è fermata da una parte del ciak, dimostra di saper “utilizzare” al meglio gli attori, riesce a raccontare una storia di vita articolata e complessa, ma insieme fatta di eventi semplici, che avrebbe potuto essere banale e addirittura lamentosa.

Invece, anche grazie alla straordinaria coppia Mastandrea-Scamarcio, il racconto avvinghia gli spettatori, in un’altalena di riso e pianto, di disperazione e, appunto, euforia. In meno di due ore si entra a fondo nel rapporto dei due fratelli, nelle loro debolezze e nelle loro doti straordinarie.

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Loro 2

Se la prima parte di quest’opera non mi aveva convinto completamente (mi ero però lasciata la riserva di giudicare il film completo), dopo aver visto Loro 2 non posso che consigliarvi di non perdere assolutamente entrambi. Anzi, secondo me, sarebbero da vedere uno dopo l’altro, perché se ne comprende meglio il significato complessivo, si capisce bene quale sia lo scopo ultimo di Sorrentino, che non a caso ha intitolato il lungometraggio “loro” e non “lui” (ricordate: il nome con cui Berlusconi era rubricato sul cellulare del personaggio interpretato dalla Smutniak).

L’occhio, spesso impietoso, sardonico, canzonatorio, del regista è puntato, più che sul personaggio di Silvio, sul circo che gli ruota intorno. Su “loro”, appunto. Tutta una fauna sgambettante e poco vestita di ragazze disposte a tutto per riuscire ad entrare in contatto (anche ravvicinato) con l’uomo più ricco e potente d’Italia. Mezze figure di uomini, politici, faccendieri, finti amici, che lo osannano e gli manifestano affetto attendendosi in cambio una ricompensa: sotto forma di incarichi, denaro, favori, occasioni per “svoltare” da esistenze mediocri.

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