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Moschettieri del Re, la penultima missione

Ci vuole coraggio per fare un film ambientato nel ‘600, che ha come protagonisti regine ancelle e moschettieri; ci vuole bravura per farlo bene, riuscendo a fare ridere e a stupire spettatori di tutte le età; ci vuole spirito e cuore per mettere insieme attori come questi, che si percepisce siano amici tra loro, uniti al regista da qualcosa di molto più prezioso di una scrittura contrattuale e di un ciak.

C’è un collante umano e affettivo che riesce a coinvolgere anche il pubblico: soprattutto qui sta l’unicità dell’idea pazza e per certo versi infantile di Giovanni Veronesi, un artista eclettico ed empatico, che potete ascoltare ogni giorno (comprendendo chi sia davvero, attraverso la sua voce) su Radio 2 Rai, nella trasmissione che conduce con Massimo Cervelli “Non è un paese per giovani” (non perdete i suoi monologhi, sono spesso delle chicche capaci di smuovere anche i più arrugginiti con le lacrime). Se volete sapere quale sia il suo ultimo precedente al cinema lo trovate qui nel mio blog, con lo stesso titolo del programma radiofonico.

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Moschettieri, altro che Rambo

Favino, Mastrandrea, Rubini, Papaleo. Sono i 4 moschettieri sessantenni di Giovanni Veronesi, nelle sale a ridosso di capodanno con “Moschettieri del Re, penultima missione”. Una Basilicata che con un po’ di immaginazione diventa Francia. Su Repubblica parla il regista.

Il Premio

Ma davvero pensate che si possa mancare un film di Alessandro Gassmann con Gigi Proietti e Rocco Papaleo? Ecco. Per me è assolutamente vietato. Pensate a una telecamera puntata per 100 minuti su attori del genere, sapendo che nel nocciolo di questa storia c’è anche il grande Vittorio.

Già perché Alessandro, con l’aiuto di un vero amico di suo padre (Gigi), in una sovrapposizione possibile solo grazie al carattere ed allo spessore di questi attori, racconta certamente di sé, di Vittorio, della vita di un genio al quale tutto era consentito. Il film ha la narrazione non comune nel cinema italiano di un road movie: racconta di un viaggio in automobile dal centro Italia alla Svezia, per ritirare IL premio. Cioè il Nobel per la letteratura destinato a Giovanni Passamonte (Proietti) per la brillante carriera di scrittore.

Lo accompagnano i due figli (di donne diverse: e non sono gli unici, come gradualmente si scopre) Oreste e Lucrezia (Gassmann e Foglietta), lui uno sportivo non proprio realizzato, lei una blogger ancora meno sicura delle proprie capacità e reali aspirazioni. Continua a leggere Il Premio

The place

Prima regola: non andate a vederlo chiedendovi (o chiedendo dopo il film ai vostri compagni di cinema) se vi è piaciuto più o meno di “Perfetti sconosciuti”. Già. Perché l’arte va sottratta all’umiliante esercizio del paragone, che sminuisce sia quello che è stato fatto prima che le evoluzioni successive.

Se siete giustamente, così, predisposti e cioè senza pregiudizi non cascherete nella trappola dei critici “a prescindere” che, sono convinta, si aspettavano la classica commedia italiana con temi attuali sì, ma non troppo complicata; ed invece si sono trovati davanti i migliori attori del cinema nostrano ad interpretare un soggetto non semplice da codificare.

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Gli imperfetti conosciuti

Paolo Genovesi: il film prova a farci dare un giudizio su noi stessi, non sulla nostra vita quotidiana ma su ipotetici démoni che abbiamo dentro di noi. Una frase rappresenta il film: c’è qualcosa di terribile dentro di noi, chi non è costretto a scoprirlo è molto fortunato.

#ThePlace da domani nelle sale