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Un piccolo favore

Plauso al regista e scrittore Paul Fleig per avere costruito un vero giallo psicologico ad alta tensione, con due donne (antitetiche) come protagoniste. Per lui è una novità, essendo autore di commedie per ridere senza pensare. Fino alla fine rimarrete con il fiato sospeso, indecisi per chi parteggiare, privi di certezze su chi sia la vittima e chi il carnefice.

Il tutto è ambientato in una linda periferia newyorkese: quei luoghi idilliaci dove le case sono tutte belle, i giardini tutti curati, le mamme impeccabili e i bambini felici. Apparenze. Quelle che il film vuole demolire pezzo per pezzo, partendo da due immagini al femminile contrapposte, due modelli umani ben delineati e ben interpretati: Stephanie è una mamma single (perché vedova) assolutamente impeccabile nei suoi doveri genitoriali, tanto da essere guardata storto da tutte le altre, in cui ingenera un insopportabile senso di inferiorità.

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Morto Stalin se ne fa un altro

Mescola paura e senso del surreale, usa con abilità i generi della commedia grottesca e noir. Che non nasconde nulla ma proprio nulla di quanto accadeva ai tempi di Stalin nell’Unione Sovietica del 1953. Si ride per la feroce presa in giro degli uomini che componevano il ristretto vertice del partito comunista, ma subito dopo si è sopraffatti dalla cruda rappresentazione di omicidi, stupri, torture. E per la totale assenza di ideale degli oligarchi.

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Il regime tirannico visto nelle stanze del potere, basandosi su una ricostruzione fantasiosa (fino a che punto?) di avvenimenti che hanno fatto la storia e sui quali permane l’alone di mistero. Ottimi attori a dar vita a Kruscev (Steve Buscemi, ve lo ricordate ne Le Iene di Tarantino?), il vanitoso ma debole Malenkov (Jeffrey Tambor), Molotov (l’ex Monty Python Michael Palin), il cinico e spietato Lavrentij Berija capo della polizia (impersonato dal bravo attore britannico Simon Russell Beale).

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