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La Dea Fortuna

Scommetto che da qui in poi il tempio dedicato alla Dea Fortuna a Palestrina (pochi chilometri da Roma) troverà un rinascimento di visitatori e cinefili e uno spazio importante su Instagram, uscendo da un immeritato anonimato, cui sono destinate le bellezze artistiche che si trovano nei dintorni della Capitale (per un misterioso effetto centrifugo, che annulla ciò che sta al di fuori delle mura aureliane). Qui sono girate alcune scene dell’ultimo nato di Ozpetek, e sul tema della sorte (il significato latino di “fortuna”) è incentrato il film.

La mano casuale del fato che ci prende e ci lascia, e dipende molto da noi (e non solo da quella forza oscura) quello che poi faremo della nostra vita. Una storia corale, come nella prima tradizione del regista: molti hanno sottolineato il ritorno alle origini dopo Rosso Istanbul e Napoli velata).

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La prima pietra

Questo film è una chicca, l’ho visto purtroppo in una splendida sala cinematografica semivuota, con soli altri tre spettatori. Se però appartenente a quel meraviglioso cenacolo di persone mentalmente aperte, cui interessa approfondire con ironia il tema così attuale, discusso, bistrattato e demonizzato dell’integrazione tra persone di cultura, tradizione, religione, colore diversi, rimpolpate (vi prego!) i numeri del botteghino e non credo ve ne pentirete.

Il regista si ispira ad una piece teatrale di Stefano Massini, ed è evidente, perché il racconto si svolge entro confini spaziali molto limitati: il palcoscenico delle riprese è una scuola elementare, in particolare la stanza del preside, interpretato in modo incisivo e convincente da Corrado Guzzanti. Si snoda nelle poche ore di un 23 dicembre pre-natalizio, che precedono le vacanze ma soprattutto la recita, con canti e rappresentazione ecumenica della natalità.

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Rosso Istanbul

L’undicesimo film di Ozpetek non supera il “ni” del giudizio di MyMovies e non arriva a 4 stelle su Coming Soon. Non vorrei apparirvi “tifosa”, ma proprio non lo capisco. Ci ho anche riflettuto, perché quando si esce dal cinema è necessario lasciare passare un po’ di tempo prima di formulare giudizi, positivi o negativi che siano. Ebbene, si tratta di un lavoro forse meno semplice da comprendere di quelli precedenti, molto più immediati soprattutto nel finale. Ma il valore è indiscutibile, per diverse ragioni sia estetiche che di contenuti.

395773Partiamo dalla protagonista principale che è la città: non è uno sfondo, ma il perno del racconto. Le visioni di Istanbul hanno la regia di un innamorato lontano: Ferzan abita al quartiere ostiense, a Roma, vicino al gazometro. Ma il suo cuore (il rosso del titolo), la parte più profonda di sè, sono rimasti lì, in questa enorme e contraddittoria città che si presta ad essere una “prima donna” per artisti e scrittori.

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