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Domani è un altro giorno

La storia agrodolce che racconta Simone Spada non è nuova, ma una rivisitazione all’ombra del Colosseo di un bel film spagnolo del 2015 “Truman, un vero amico è per sempre”. Ho visto entrambi e non posso che considerare meglio riuscito l’esperimento nostrano, grazie soprattutto, come immaginerete, all’interpretazione dei due (veri) amici, anche nella vita, Giallini e Mastandrea (guardate questo breve video).

Il regista è al suo secondo lungometraggio: il primo, Hotel Gagarin aveva un’originalità un po’ onirica, come vi ho raccontato lo scorso anno qui. Stavolta di onirico invece non c’è niente, perché il tema centrale del racconto è la malattia, quella del secolo, di cui tutti hanno paura, anche se non lo dicono. Il cancro colpisce Giuliano, un attore teatrale poco più che cinquantenne, noto negli ambienti artistici romani, un seduttore, come lui stesso si definisce, al passato, in un momento di autentica disperazione.

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Hotel Gagarin

L’opera prima di Simone Spada (regista torinese quarantacinquenne, con esperienza in film importanti, come Lo chiamavano Jeeg Robot e con attori popolari come Checco Zalone) è coraggiosa e originale,anche grazie alla scelta degli interpreti, bravi, bravissimi, a calarsi in un contesto quasi onirico, rasserenante e poetico.

Un contesto in cui, secondo me, è maestro Battiston, ma nel quale danno ottima prova di sé anche Amendola, Argentero e Bobulova. Tutti personaggi accomunati da esistenze un po’ sfortunate, mediocri, irrealizzate. Amendola è un elettricista, Argentero un fotografo di matrimoni, Battiston un (inascoltato) professore di storia, come ripiego alla sua vera passione: il cinema.

Scrive sceneggiature, immagina storie. Ma non trova chi lo apprezzi, le idee rimangono nei cassetti e con esse la convinzione che diventare un regista sia un sogno irrealizzabile. Bobulova è una elegante signora arrivata a Roma dalla Russia, che se la cava con affari vari, sempre in bilico con l’illegalità.

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