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Cattive acque

In tempi di pandemia, è particolarmente utile vedere questo film coraggioso e vero, che parla di un’emergenza sanitaria gravissima, ma di quelle che, per ragioni di immaturità culturale del nostro mondo, non allarmano come un virus.

Mark Ruffalo stars as "Robert Bilott" in director Todd Haynes' DARK WATERS. Credit : Mary CybulskiLe motivazioni sono molteplici: la prima è che il pericolo di cui ci parla il regista Todd Haynes (lo stesso del favoloso Carol, del 2015), derivante da una contaminazione chimica messa in atto da una multinazionale a tutti nota (la DuPont), è invisibile agli occhi e agisce in modo latente e letale nel tempo; attraverso le acque, delle falde, dei fiumi: quelle destinate a uomini ed animali, all’alimentazione e ai più svariati uso domestici.
La seconda è perché, troppo spesso e davanti ai nostri occhi, le ragioni della produzione e dell’economia sono più forti di quelle della salute e dell’ambiente.
Poi c’è un ulteriore motivo: di solito nessuno crede a chi, non avendo potere e denaro, denuncia un abuso a carico di soggetti dotati di potere e denaro. Continua a leggere Cattive acque

Memorie di un assassino

Se avete apprezzato, come spero, il meraviglioso e pluripremiato Parasite non perdete l’occasione di vedere al cinema un film del 2003 dello stesso regista, “riesumato” nelle sale d’Occidente, dopo avere “scoperto” agli ultimi Oscar la genialità di Bong Joon Ho. Vedendolo, si comprende meglio da quale humus scaturisce il miglior film del 2020 secondo la giuria hollywoodiana.

Si tratta di una storia nera e insieme grottesca; di un poliziesco di investigatori sfigatissimi, di un thriller senza soluzione, ingarbugliato e zozzo, come gli uffici pubblici dove si indaga: quelli di un paese coreano lontano dalla capitale, scaraventato tra campi fangosi e boscaglia buia, dove si può facilmente morire ammazzati e trovare il colpevole è una impresa impossibile. Continua a leggere Memorie di un assassino

Richard Jewell

Se siete dell’idea che non si debba perdere nemmeno un film del vecchio ma intramontabile Clint, la pensate come me. Il precedete lo ricordate? Un vero capolavoro, a livelli di Gran Torino: mi riferisco a The Mule). Stavolta il grande regista e attore americano ha deciso di raccontare al mondo una storia dimenticata, una macchia da fare vedere il meno possibile, una falla del sistema e della polizia USA che si è voluto nascondere, tanto da lasciare stupiti, oggi, a distanza di 24 anni, che alcuna eco abbia avuto, nonostante fosse legata a un fatto di cronaca grave e a un episodio di terrorismo davvero allarmante.

Il racconto è quello dell’attentato dinamitardo che nel 1996 uccise due persone ma ne mise in pericolo migliaia nel Centennial park di Atlanta, in occasione dei giochi olimpici di quell’anno. Il titolo del film corrisponde al nome del protagonista: una guardia giurata che, con il suo intervento tempestivo e coraggioso, salvò moltissime potenziali vittime da morte certa; salvò il suo paese, e venne “ricompensato” con una vera e propria persecuzione studiata a tavolino, senza prove, ai suoi danni.

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Una giusta causa

Questo film mi ha molto appassionata, sopratutto perché e biografico; ed esce in un periodo storico in cui mi pare che in tema di condizione femminile si stia tentando una clamorosa marcia indietro. A volte, con l’incredibile (ed imperdonabile) complicità delle stesse interessate.

La regista Mimi Leder (la prima donna a essere ammessa all’American Film Institute: anche lei dunque una pioniera!) mette in scena la vita di una persona davvero importante nella storia della lotta contro le discriminazioni di genere (considerate che il titolo originale è: On the basis of sex, che allude proprio ai condizionamenti di ogni sorta attuati, anche con leggi statali, in base all’appartenenza al sesso maschile o femminile).

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Quasi amici

Oggi torniamo indietro di otto anni: credo che questo film lo meriti, me lo ero ingiustificatamente perso, quando è uscito al cinema. Sono riuscita in questi giorni a vederlo, certo senza la magia del grande schermo. Su Netflix; se anche voi ve lo eravate lasciati sfuggire, non esitate a seguire il mio esempio, saranno centododici minuti ben spesi. Che vi lasceranno addosso un senso affettuoso, di allegria e tenerezza, quello che sanno trasmetterti le persone semplici e di sostanza. Capaci di superare i limiti delle diversità e degli handicap che prima o poi nella vita di tutti ci annodano, rischiando di farci inciampare o, peggio, facendoci cadere rovinosamente.

La storia è ispirata ad una vicenda realmente accaduta, tanto che nei titoli di coda potrete vedere i veri protagonisti. Ciò rende il tutto ancora più apprezzabile: non so voi, ma l’idea che un racconto di umanità non sia frutto di fantasia ma abbia trovato riscontro reale nel rapporto tra due persone mi consola e mi rende ottimista bei confronti dei miei simili (ed anche di me stessa). In fondo non siamo (tutti) così cattivi…

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