Archivi tag: Valerio Mastandrea

Domani è un altro giorno

La storia agrodolce che racconta Simone Spada non è nuova, ma una rivisitazione all’ombra del Colosseo di un bel film spagnolo del 2015 “Truman, un vero amico è per sempre”. Ho visto entrambi e non posso che considerare meglio riuscito l’esperimento nostrano, grazie soprattutto, come immaginerete, all’interpretazione dei due (veri) amici, anche nella vita, Giallini e Mastandrea (guardate questo breve video).

Il regista è al suo secondo lungometraggio: il primo, Hotel Gagarin aveva un’originalità un po’ onirica, come vi ho raccontato lo scorso anno qui. Stavolta di onirico invece non c’è niente, perché il tema centrale del racconto è la malattia, quella del secolo, di cui tutti hanno paura, anche se non lo dicono. Il cancro colpisce Giuliano, un attore teatrale poco più che cinquantenne, noto negli ambienti artistici romani, un seduttore, come lui stesso si definisce, al passato, in un momento di autentica disperazione.

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Moschettieri del Re, la penultima missione

Ci vuole coraggio per fare un film ambientato nel ‘600, che ha come protagonisti regine ancelle e moschettieri; ci vuole bravura per farlo bene, riuscendo a fare ridere e a stupire spettatori di tutte le età; ci vuole spirito e cuore per mettere insieme attori come questi, che si percepisce siano amici tra loro, uniti al regista da qualcosa di molto più prezioso di una scrittura contrattuale e di un ciak.

C’è un collante umano e affettivo che riesce a coinvolgere anche il pubblico: soprattutto qui sta l’unicità dell’idea pazza e per certo versi infantile di Giovanni Veronesi, un artista eclettico ed empatico, che potete ascoltare ogni giorno (comprendendo chi sia davvero, attraverso la sua voce) su Radio 2 Rai, nella trasmissione che conduce con Massimo Cervelli “Non è un paese per giovani” (non perdete i suoi monologhi, sono spesso delle chicche capaci di smuovere anche i più arrugginiti con le lacrime). Se volete sapere quale sia il suo ultimo precedente al cinema lo trovate qui nel mio blog, con lo stesso titolo del programma radiofonico.

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Ride

Prima regia di Valerio Mastandrea: immaginate che potessi perderlo? Anche soggetto e sceneggiatura sono suoi e la protagonista, Carolina, lo è anche nella sua vita reale (Chiara Martegiani). Mi sono stupita di quanto si assomiglino nella recitazione: frutto di una scelta precisa del regista, che ha trasfuso nell’attrice al centro della storia il suo modo di affrontare la vita e i suoi drammi? Oppure i due (Valerio e Chiara, fuori dalla finzione cinematografica) davvero si assomigliano così tanto come avviene alle anime gemelle?

Il racconto è ambientato a Nettuno, litorale romano. Non si vede il borgo dei pescatori, bello ed antico, ma i palazzoni della speculazione edilizia anni 60 e 70; una selva di antenne, solo sullo sfondo, il Tirreno. Tutto ruota intorno ad una fabbrica, che da generazioni dà e toglie: dà lavoro e toglie vita. Il tema è la morte, quella che chiamano bianca, ma che di bianco non ha proprio nulla: un incidente sul lavoro porta via Mauro, il marito, alla giovane Carolina, che si ritrova a fare i conti con un posto vuoto a tavola, con la difficoltà di spiegare una mancanza che non si colmerà più al figlio undicenne, con la sua inaspettata incapacità di piangere. Continua a leggere Ride

Troppa grazia

È veramente difficile affrontare oggi, in un racconto per di più per immagini come quello cinematografico, il tema della divinità, del trascendente, del miracolo, del soprannaturale. Il rischio di scadere sul genere parabola o per contro di urtare sensibilità più confessionali è enorme.

Per non parlare dell’insidia dell’essere poco credibili e di non riuscire a fare passare un messaggio adeguato ai nostri tempi, comprensibile e potabile per i più giovani o per gli adulti che si sono lasciati alle spalle l’impostazione fideistica dell’infanzia. Insomma, la sfida del regista Gianni Zanasi (lo stesso de La felicità è un sistema complesso, che vi consiglio di vedere se ve lo siete perso; leggete qui https://cinedecimamusa.blog/2018/11/30/la-felicita-e-un-sistema-complesso/) era davvero elevata. Continua a leggere Troppa grazia

La felicità è un sistema complesso

Pubblico la recensione di questo film perché il regista, Gianni Zanasi, è lo stesso di «Troppa Grazia», l’ultima pellicola che ho visto nelle sale e di cui prestissimo vi parlerò. La felicità è un sistema complesso è la storia di un cambiamento, di quelli di rottura, di una rivoluzione di vita indotta da un incontro (ma non è quasi sempre così?).

felicita'Enrico Giusti (Valerio Mastandrea) interpreta un personaggio ordinato, diligente, solitario, che ha successo nel lavoro un po’ assurdo che gli condiziona l’esistenza, un lavoro a cui non è semplice dare un nome, qualcosa che necessita di travestirsi e di fingere, per indurre e condizionare la volontà di persone deboli ed indeterminate. Continua a leggere La felicità è un sistema complesso

Euforia

Nella sua seconda prova da regista la Golino dimostra un grande talento, oltre ogni più rosea aspettativa, secondo me. Ho trovato Euforia semplicemente perfetto, sotto ogni profilo. E sono contenta dell’evoluzione di questa attrice, che non si è fermata da una parte del ciak, dimostra di saper “utilizzare” al meglio gli attori, riesce a raccontare una storia di vita articolata e complessa, ma insieme fatta di eventi semplici, che avrebbe potuto essere banale e addirittura lamentosa.

Invece, anche grazie alla straordinaria coppia Mastandrea-Scamarcio, il racconto avvinghia gli spettatori, in un’altalena di riso e pianto, di disperazione e, appunto, euforia. In meno di due ore si entra a fondo nel rapporto dei due fratelli, nelle loro debolezze e nelle loro doti straordinarie.

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Tito e gli alieni

Sono una fervida ammiratrice di Valerio Mastandrea, per questo non ho voluto perdere l’opera seconda di Paola Randi (dopo Into Paradiso, una commedia tutta napoletana, che ha in comune con Tito e gli alieni un ottimo attore partenopeo: Gianfelice Imparato, qui nella parte del fratello morto, che parla con delle registrazioni video postume). Il film è un’invenzione originale e a tratti surreale, con trovate incredibili e divertenti, per parlare di un tema assolutamente terreno e appartenente a tutti: quello del dolore della perdita delle persone amate, della morte, degli interrogativi ad essa legati.

Del “cosa c’è dopo”, e se guardando in cielo possiamo avere la speranza di scorgere una luce o una voce che ci riporti ai nostri affetti. Il protagonista è un professore napoletano che vive in pieno deserto del Nevada per eseguire un esperimento scientifico misterioso, legato ai suoni dello spazio, alla ricerca di un collegamento con l’aldilà.

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