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I migliori anni della nostra vita

È un’idea artistica, romantica (all’inverosimile) e indubbiamente malinconica quella di Lelouch: riportare dietro la macchina da presa gli stessi protagonisti de Un uomo e una donna (anno 1966), più di cinquant’anni dopo. E quando dico gli stessi, lo faccio in senso letterale.

Si tratta dei medesimi (ancora capaci di bellezza e fascino) Jean Louis Tritingnant e Anouk Aimée, che si rincontrano dopo avere trascorso una vita intera separati. Reduci dall’amore travolgente narrato dal regista a metà degli anni sessanta; incapaci, nonostante matrimoni, figli, successi, malattie e fallimenti (vissuti distanti, dopo la traumatica separazione di allora), di dimenticare quegli anni. I più belli, rimasti insuperati. Continua a leggere I migliori anni della nostra vita

Book club

Mettete insieme attrici e attori solo per il loro nome capaci di attirare il pubblico; che hanno fatto dell’età che avanza un punto di forza anziché una ragione di “perdita di consensi”; delle vere icone di bellezza e progressismo e stile. Fateli girare dietro una cinepresa – semplicemente interpretando se stessi – in luoghi magnifici degli Stati Uniti. Ponete al centro del film un tema scottante e attuale in ogni fase della vita come il sesso. Gli ingredienti ci sono tutti per trascorrere un’ora e mezza abbondante davvero godibile, che vi consiglio innanzitutto per la brillantezza dei dialoghi, perfettamente sostenuti da otto mostri sacri holliwoodiani, per nulla sminuiti da una commedia che affronta il “problema” dell’erotismo quando si superano abbondantemente i primi “anta”.

L’occasione è data da un cenacolo di lettura, messo su dalle protagoniste femminili, per stimolarsi reciprocamente a leggere. Ogni mese ciascuna propone un libro, poi se ne discute: gli argomenti diventano occasione di convivi dove essere astemi è vietato e in cui non esistono tabù. Come accade con gli amici migliori, qualunque questione, anche la più scabrosa, è degna di essere sviscerata e se necessario sdrammatizzata.

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50 primavere

Capisco che possa essere difficile trovarlo, perché questo film non ha avuto una grande distribuzione. Consiglio comunque, e non solo alle donne che abbiano raggiunto il mezzo secolo, di trovare il modo di vederlo. È arguto, ironico e delicato (mantenendo vivo un romanticismo quasi fanciullesco) ed affronta un tema così reale e pesante, per il mondo femminile, da venire accuratamente evitato, per di più come oggetto di riflessione nel grande schermo.

La storia è incentrata sulla protagonista, Aurore, una cinquantenne separata con due figlie, la più grande in procinto di diventare mamma, la seconda poco più che adolescente. L’età nel racconto è importante, perché ad essa sono legati i primi sintomi della (tanto temuta) menopausa (le leggendarie caldane); il rifiuto non espresso di diventare nonna; il timore di trovarsi al traguardo con la scritta GAME OVER accesa; la consapevolezza della difficoltà di tornare a vivere una storia di amore vera e la volontà di non accontentarsi delle storie “passatempo”.

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