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The Hate U Give

Forse sono noiosa con questa storia del titolo in lingua originale (mal)tradotto in italiano, tanto da dare un’idea, secondo me, un po’ distorta di ciò che ci aspetta al cinema. Ma sto constatando che è una costante, ed in alcuni casi, come quello del film di cui vi parlo, è per me una scelta poco comprensibile. Ebbene: “l’odio che dai” è diventato “il coraggio della verità”. Il tema del racconto però (come vi dirò di origine letteraria) è proprio quello di cosa succeda ad un bambino che sin dai primi anni di vita ha ricevuto e visto il male, la cattiveria, la violenza.

L’argomento eroico (“il coraggio della verità”) di avere la forza di dire le cose come stanno, anche contro tutti, è certamente presente nella narrazione, ma non ne è il nocciolo.

Per capire: il titolo originale è il verso, più volte richiamato dai protagonisti, di un pezzo del grande rapper e attivista Tupac, Thug Life, “the hate u give little infants fuck everyone“. L’odio che riversiamo sui più giovani fotte tutto il sistema (guardate qui).

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Manchester by the sea

Se non siete riusciti a vederlo al cinema, potete recuperarlo su Netflix: l’uscita di Manchester by the sea è programmata per il 14 gennaio. L’Oscar 2017 a Casey Affleck (sapete che è il fratello di Ben?) come migliore attore non mi ha convinto molto, a dirvela tutta. La ragione è che ho trovato questo attore piuttosto statico ed inespressivo, a tratti noioso, nonostante i terribili tornanti della sua vita raccontati dal film. Che, invece, ve lo consiglio davvero: non sembra nemmeno americano, per quanto è approfondito il profilo psicologico dei personaggi, all’estremo.

 

Lo spettatore arriva a comprendere i comportamenti violenti e solitari di Lee (che nella prima parte appare quasi un disadattato: forse l’Oscar glielo hanno dato per la difficoltà di dare vita a questo personaggio) in modo graduale, grazie ai flashback che riportano al presente le tortuose, drammatiche vicende del passato suo e della sua famiglia.

Notate quanto sia raffinata l’introspezione del rapporto di Lee con il fratello e con il nipote, un ragazzo che costituirà per lui una vera ancora di salvezza. Dall’apparire come un problema insormontabile, all’essere l’unica ragione per ricominciare a vivere. Il tema quindi è quello dell’importanza, nella disperazione più nera, di un affetto salvifico, di una energia risalente al passato, alle gite in barca a pescare tutti insieme. Rari momenti, poi perduti, di serenità e risate.
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A beautiful day

Scrivere di questo film è difficilissimo, sebbene sia qualificato come thriller e di solito il genere si caratterizzi per la complessità della trama, la suspense ed il finale a sorpresa. Qui non c’è niente di tutto questo, si tratta di un lavoro davvero particolare e sconsigliato a chi ama formulare giudizi netti prima ancora che siano finiti i titoli di coda.

Il racconto è tratto da un romanzo breve di Jonathan Ames, edito in Italia da Baldini & Castoldi (“Non sei mai stato qui”) ed è incentrato sul personaggio principale, interpretato da Joaquin Phoenix in modo intenso e con toni espressionistici, quasi senza parole. Lo scorso festival di Cannes è stato premiato con la palma d’oro come migliore attore (insignita anche la sceneggiatura, a dimostrazione del valore di questa pellicola, pur apparentemente scarna e povera di dialoghi).

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Tonya

La storia della famosa pattinatrice Tonya Harding va oltre il racconto fedele di una vicenda umana straordinaria quanto drammatica e per vari aspetti squallida; Craig Gillespie dirige un biopic ad alta tensione e vivace anche negli espedienti registici che fanno passare gli attori da personaggi del film a veri protagonisti della storia, intervistati da un invisibile cronista fuori campo.

Guardando i titoli di coda (dove i volti vengono confrontati) vi renderete conto di quanto siano stati bravi i truccatori a rendere una somiglianza quasi perfetta in particolare di Tonya e sua madre. Una menzione speciale merita Allison Hanney che ha vinto l’Oscar come migliore attrice non protagonista per essersi trasformata (diventando irriconoscibile) nella durissima e crudele genitrice.

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